17 ottobre 2014

A Udine arrivano Daniele Gatti e l'Orchestre National De France

Secondo appuntamento della stagione musicale, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine giungeva attesissimo il maestro Daniele Gatti, direttore italiano tra i più celebri ed apprezzati a livello internazionale, per un concerto che lo vedeva protagonista alla guida della “sua” Orchestre National De France.
Gatti è senza dubbio un musicista di prim'ordine - lo testimonia la carriera che sta facendo - capace di scelte discutibili od esaltanti ma raramente banali; al di là delle preferenze personali, che possono far storcere il naso dinnanzi ad interpretazioni tanto eccentriche, in cui la ricerca del dettaglio può talvolta scadere nel calligrafismo o nell'annacquamento della narrazione musicale, è innegabile che Gatti sia in possesso di una preparazione tecnica eccellente e di una personalità non comune. L'Orchestre National De France, di cui il maestro milanese è direttore principale, è una compagine di ottimo livello, molto affiatata e, aspetto fondamentale, disposta ad assecondare il podio con fiducia cieca, in ogni suggestione agogica o dinamica – questa è l'impressione che si poteva trarre durante il concerto.

Apriva la serata Petruška, Burlesque in 4 scene di Igor Stravinskij. Daniele Gatti sceglieva un colore chiaro e tagliente, accentuando il lato grottesco della partitura con sonorità sgarbate, quasi jazzistiche, talora calcando la mano sul volume e sulle dissonanze, ma senza mai dare l'impressione di perdere il controllo dell'orchestra. Bandita ogni traccia di edonismo timbrico, il maestro puntava su una drammaticità cruda, esasperando i contrasti e delineando fraseggi brucianti. Le difficoltà della partitura mettevano in luce, accanto alla bravura tecnica di Gatti, capace di guidare l'esecuzione con assoluta concentrazione senza sbavature ritmiche o musicali, i minimi limiti dell'orchestra. Le difficoltà cui si fa riferimento riguardano una certa cautela nell'affrontare i primi quadri del balletto, risolti non senza meccanicità, ed il colore orchestrale talora eccessivamente secco e povero, soprattutto ad inizio concerto. Assolutamente splendido il finale con Gatti capace di affiancare ad accelerazioni incandescenti, ripiegamenti soffusi, impalpabili, seguito senza incertezze dall'orchestra.

Inappuntabile la seconda parte di concerto, dedicata a Richard Strauss, con il poema sinfonico Don Juan e la Suite dal Rosenkavalier. L'orchestra trovava una morbidezza ed una brillantezza di suono che in Stravinskij esano mancati, sia negli interventi solistici sia per quanto riguarda l'amalgama.
Il Don Juan alternava alle esplosioni testosteroniche dei fortissimi, sempre perfettamente a fuoco (con gli ottoni, splendenti, sugli scudi), preziosismi mai forzati o ridondanti, perfettamente inseriti nel disegno generale. Pur mancando nei pianissimi quella leggerezza magica che forse è il traguardo più arduo da raggiungere per un'orchestra, risultava evidente la cura maniacale del podio per le sfumature dinamiche e per il fraseggio, in ogni singola frase o arcata.
La Suite da Der Rosenkavalier ha segnato il vertice esecutivo della serata, sia per la bellezza e per la perfezione della resa orchestrale, sia per la compiutezza interpretativa. Gatti leggeva la composizione non senza avere in mente l'opera da cui la Suite è tratta, esaltandone il carattere malinconico e crepuscolare. Brillava per intensità poetica il motivo della presentazione della rosa, disegnato da un'orchestra delicatissima, mentre il valzer di Ochs (finale secondo nell'opera) veniva staccato con leggera ironia, senza scadere in caricature o sottolineature agogiche esagerate.

A fine concerto accoglienza trionfale del pubblico udinese, salutato con una memorabile esecuzione dell'Intermezzo dalla Manon Lescaut di Puccini.

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