3 agosto 2016

Aida in piazza grande

San Vito al Tagliamento ospita ormai da diversi anni un appuntamento estivo con l’opera, accogliendo produzioni itineranti che non avranno forse le velleità delle realtà teatrali ma cui va riconosciuto il merito di promuovere una diffusione capillare della lirica sul territorio. Per la quattordicesima edizione di “Opera in piazza” la scelta è caduta su Aida, capolavoro assoluto di Verdi da sempre ritenuto, probabilmente più a torto che a ragione, opera perfetta per i grandi spazi all’aperto.

Difficile pretendere da simili operazioni finezze musicali o drammaturgiche che necessiterebbero di sforzi produttivi assai maggiori, tuttavia talvolta questi spettacoli dalla chiara impronta nazionalpopolare possono riservare delle sorprese inattese anche allo spettatore più prevenuto. Nel caso specifico il colpo che non ti aspetti si chiama Kristina Kolar ed è un soprano croato sulla quarantina, chiamata a sostituire la prevista Rebeka Lokar, nel ruolo eponimo. La Aida della Kolar si impone per la bellezza della voce e per la non comune morbidezza di emissione nonché per l’incisività del fraseggio. In un contesto ove tutti cedono alla tentazione di gonfiare il petto, risolvendo la gamma dinamica tra il forte e il mezzoforte, questa Aida non rinuncia al canto a fior di labbra, dimostrandosi per altro in possesso di splendide mezzevoci.

Se la cava con mestiere e con la solidità dei mezzi vocali Renzo Zulian, Radames affidabile e squillante ma poco incline alle sfumature. Non impeccabile Patrizia Patelmo, Amneris, che, soffrendo forse l’ampiezza degli spazi, tende spesso a forzare, perdendo così di saldezza della voce e pulizia della linea.
L’Amonasro di Mauro Buda è eccessivamente sopra le righe sia nella recitazione, sia nella vocalità che, pur impressionante per volume, è governata con esiti discutibili.
Shi Zong è un Ramfis fin troppo pallido e intimorito, Frano Lufi un Re corretto.

Sorprende la Sacerdotessa di Maria Vittoria Paba per la proiezione della voce.

Eddi De Nadai guida la non sempre irreprensibile Orchestra Città di Ferrara, che alterna ottimi momenti a qualche pasticcio di troppo, badando soprattutto a far tornare i conti e a sostenere il palco. Ben figura il Coro lirico del triveneto, soprattutto per quanto riguarda le voci femminili.

Encomiabile la prova della Filarmonica di San Vito al Tagliamento diretta da Simone Comisso.

L’allestimento firmato da Serenella Gragnani può essere ascritto nel novero dell’onesta tradizione, con una regia essenziale e tendenzialmente statica ma al sicuro dal rischio di immobilismo.

Le scene (siglate Fantasia in Re) riscoprono un’ennesima declinazione dell’Egitto da cartolina già raccontato da centinaia e centinaia di Aide prima di questa ma hanno, pur nella modestia dei mezzi, una loro piacevolezza. Molto belli i costumi, anch’essi a firma Fantasia in Re.

Pubblico festante e franco successo per tutti.

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