4 luglio 2015

Don Giovanni a Villa Manin

Da diversi anni il Piccolo Festival Fvg propone un'offerta musicale valida e originale, scovando titoli assai interessanti nel repertorio operistico, cameristico, in ambito sinfonico e, di tanto in tanto, concedendosi qualche escursione in territori più noti e frequentati; è il caso del Don Giovanni di Mozart in cartellone per l'edizione 2015, titolo tra i più celebri del teatro musicale. La scelta è sicuramente audace e rischiosa, se non in termini di sbigliettamento, per la mole di confronti cui ogni interprete del capolavoro mozartiano si presta, soprattutto per una realtà, come quella del Festival, che non dispone di mezzi economici tali da competere alla pari con istituzioni più solide e prestigiose.


Diciamo subito che la scommessa del Piccolo Festival è vinta. Lo spettacolo di Davide Garattini funziona molto bene, si giova di una regia curata e vivace e delle belle scene di Davide Amadei, ben calate nella suggestiva cornice che ospita la rappresentazione, Villa Manin di Passariano (lo spettacolo è stato replicato anche a Trieste, al Castello di San Giusto domenica 5 luglio). L'impianto scenografico è semplice ma suggestivo: sul palco trovano posto una serie di letti che, oltre ad accogliere l'azione, ben rappresentano quelli che sono i temi portanti di questo spettacolo: amore e morte. L'impostazione registica esalta gli opposti, in un conflitto quasi manicheo; i caratteri e le emozioni sono stereotipati secondo la tradizione più radicata ma senza sconfinare nella caricatura. Don Giovanni è irrimediabilmente un cattivo e chi ha sventura di incontrarlo cade vittima delle sue trame senza possibilità di scampo. In quest'ottica il finale altro non è che la celebrazione della giusta punizione per un uomo privo di morale; l'idea non è freschissima ma è svolta con coerenza e consapevolezza.

I cantanti sono, pur con alti e bassi, all'altezza della situazione: buona la prova di Bruno Taddia, Don Giovanni violento e cinico secondo il disegno registico ma mai rude nell'emissione; la Serenata del secondo atto in particolare colpisce per morbidezza e nitore della linea. Laura Giordano è una Donna Anna molto convincente ma soprattutto una cantante da tenere d'occhio in quanto dotata di notevoli risorse tecniche e vocali. Diana Mian, Elvira, dopo una sortita incerta recupera nel secondo atto dove restituisce un'eccellente esecuzione dell'aria Mi tradì quell'alma ingrata. Il tenore Matteo Mezzaro alterna momenti prodigiosi - la prima parte dell'aria Il mio tesoro intanto è cantata davvero benissimo - ad incertezze ed imprecisioni di intonazione; Marco Camastra è un Leporello musicalissimo ma in difficoltà nel registro acuto. Molto positiva la prova di Antonio Di Matteo (Commendatore), sicuri e disinvolti Andrea Zaupa e Sharon Zhai rispettivamente Masetto e Zerlina.

L'unica vera pecca è l'Orchestra dell'Opera di Stato Slovena di Maribor, molto imprecisa nonostante la prudentissima concertazione di Tara Simoncic. Completa il quadro il Coro USCI FVG preparato da Nicola Pascoli.

Lo spettacolo si chiude sulla morte del protagonista, senza la morale finale, tra gli applausi del pubblico presente.

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