21 aprile 2018

Il Mozart di Regula Mühlemann e Umberto Benedetti Michelangeli

Ha una bella voce di soprano lirico leggero Regula Mühlemann, che guadagna smalto e proiezione man mano che sale verso l’acuto. Cristallina, omogenea e rotonda nell’ottava superiore – ancora un po’ vuota in basso, ma col tempo si farà – quella della Mühlemann è una vocalità che si sposa bene con la scrittura mozartiana. La qual cosa significa che ha quel legato “da violino” necessario per mantenere la linea nelle lunghe arcate melodiche, sempre così fragili in Mozart, ha ottime agilità (in certi punti leggermente scivolose, ma sono inezie) e sa dosare la dinamica dal piano al forte senza fratture. Certo si parla di una voce ancora giovane, non solo per spessore ma anche per maturità tecnica, e che quindi qua e là perde un po’ di sostegno del fiato o trascura qualche dettaglio, ma che potenzialmente possiede tutto quel che serve per fare una carriera importante. Non è un caso che Sony e Deutsche Grammophon abbiano deciso di scommettere su di lei. C’è poi nella sua freschezza adolescenziale una pressoché totale assenza di vezzi o manierismi, che guasterebbero la spontaneità di un canto tanto limpido.

Foto Shirley Suarez Padilla 
È anche bellissima a vedersi Regula Mühlemann, il che non guasta affatto. L’ha potuto apprezzare il pubblico del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, dove il soprano ha proposto un centone del suo recital di arie mozartiane inciso un paio d’anni fa proprio per Sony.

Se nell’Exsultate Jubilate parte cauta, o forse semplicemente fredda, e trascura qualcosa in termini di accentazione e varietà di sfumature, già nell’esecuzione di Ah, lo previdi!… Ah, t’invola… Deh, non vacar ecco che spuntano quel temperamento e quella capacità di dominare il fraseggio che parevano inizialmente mancare. In questa grande scena, tratta dal terz’atto dell’Andromeda di Vittorio Amedeo Cigna-Santi, Mozart è, se non spietato, estremamente esigente con la voce, sia per l’impegno tecnico richiesto, sia per la sostanza fortemente teatrale del brano, che sollecita un canto che non può limitarsi all’esecuzione delle note, sia pur precisissima. È insomma un bignamino di scrittura vocale, che spazia dal declamato furoreggiante del recitativo iniziale al lirismo spianato delle delicatissime linee della sezione finale, e Regula Mühlemann dimostra di dominare questo ventaglio tecnico-espressivo in tutta la sua ampiezza.

L’aria da concerto Ah se in ciel, benigne stelle è un banco di prova per fuoriclasse e la Mühlemann ne esce a testa alta, con tutta la fluidità della coloratura necessaria e la giusta morbidezza negli sbalzi di registro. E se in qualche frase arriva a pelo con il fiato, sa mascherarlo benissimo.

Umberto Benedetti Michelangeli che, dal podio della Kammerorchester Basel, ha accompagnato il soprano, tra un’aria e quell’altra si è concesso – e ha concesso al pubblico – il lusso di eseguire due sinfonie mozartiane, la 34 in do maggiore e la 36 KV 425 “Linz”. L’approccio è quello storicamente informato, quindi organico stringato, rinuncia totale all’edonismo (e con esso a certi eccessi di vibrato e legato), articolazione netta e spigolosa, tempi tendenzialmente spediti. Chiaramente gli strumenti espressivi si riducono al cesello su dinamiche, accentazione e fraseggi, poiché l’impostazione stessa delle sonorità limita di molto le possibilità di giocare sui colori, il che funziona benissimo soprattutto nei movimenti più accesi, che riescono tesi e infuocati.

La Kammerorchester Basel è limpida e scattante, sbava qualcosa tra gli archi nei passaggi più frenetici, ma è sorprendentemente pulitissima nei fiati (corni naturali così irreprensibili sono merce rara).

Buona l’accoglienza del pubblico a fine concerto.


Nessun commento:

Posta un commento